venerdì 16 marzo 2018

CITTADINI DIGITALI



Cittadini digitali

Presso la sede di Via Dalmazia 221 dell’IPSAAABI De Franceschi-Pacinotti il 9 febbraio 2018, sono stati chiamati a dare un segnale forte ai ragazzi, sulle nuove sfide imposte dalla tecnologia, l’Associazione Studiamente con il Dottor Corsini Filippo e gli Avvocati dello Studio Panelli: Lorenzo Panelli, Margherita Parietti e Federica Natale.

L’incontro si è rivolto agli studenti delle classi quarte dell’Istituto che si sono confrontati sui temi di attualità quali le sfide ai quali sono chiamati in quanto nuova generazione di cittadini di un mondo che vede nella digitalizzazione la sua cifra distintiva.

L’elaborazione ha portato a dei risultati che sono stati socializzati e condivisi con gli studenti ponendo soprattutto l’accento su alcuni aspetti quali le abilità necessarie a divenire un “buon” cittadino digitale, i processi e le strategie attivati per selezionare le informazioni in rete, le strategie di difesa da eventuali aggressioni, diritti e doveri del cittadino digitale e il sottile e spesso sottovalutato confine tra scherzo (spesso di cattivo gusto) e reato, punito dal nostro ordinamento.

Il progetto è stato condotto attraverso una metodologia partecipativa dove ai ragazzi stessi è stato chiesto attraverso un questionario con domande a risposta aperta di condividere le loro idee e conoscenze in merito.

Siate Ribelli Praticate Gentilezza



Gli studenti della classe ICmr hanno lavorato su alcune pagine del libro di Saverio Tommasi, "Siate ribelli, praticate gentilezza" durante le ore del progetto "Scrittori Ribelli". In un incontro si è parlato dell'odio contro il diverso che spesso si scatena sul web, in particolare attraverso la figura dell?hater (colui che odia).
I ragazzi hanno provato a rispondere ad alcuni post di odio trovati su Facebook. E questo è il risultato:






lunedì 12 marzo 2018

I social: possibile punto di incontro tra i prof e gli studenti



I social: possibile punto d'incontro tra prof e studenti.
Le amicizie tra alunni e professori, sui social network, hanno un impatto positivo o meno sul rendimento degli alunni ? 
Noi pensiamo che i professori possano essere amici sui social network (Facebook, Instagram), perchè non crediamo che ciò distragga gli studenti dallo studio.
Un esempio è un preside torinese che ha 899 amici sui social: sono tutti suoi studenti e nonostante questo non ha mai avuto problemi con loro. Ma anche tra noi ci sono ragazzi che hanno il numero di telefono della professoressa di Ed. Fisica, per poter organizzare al meglio le attività da praticare e contattarsi in caso di bisogno. Pensiamo anche alla possibilità di socializzazione con i prof. e alla nostra curiosità di scoprire se hanno figli e quanti anni hanno, dove trascorrono il loro tempo libero, che film guardano, che cosa mangiano... Insomma, poi… poi…, forse, non sono così male come pensiamo noi!
Invece altre persone non sono d'accordo sulla possibilità di un rapporto di amicizia virtuale tra alunni e professori, come accade in molte scuole italiane in cui ci si ricordano i principi della scuola di Don Milani, dove è severamente vietata l'amicizia sui social tra professori e studenti, perchè credono che si crei troppa confidenza tra essi e questo andrebbe a danneggiare il rendimento degli alunni. Anche alcuni nostri amici preferiscono evitare amicizie sui social con i propri professori, perchè non vogliono che vedano com’è la loro vita fuori dalla scuola. Secondo noi non è detto che ciò presenti solo aspetti negativi, anzi pensiamo che per noi studenti non ci sia alcun problema a mostrare la nostra vita sociale ed extrascolastica.
Anzi, siamo certi che i social network potrebbero migliorare le reciproche relazioni, perchè gli alunni potrebbero chiedere approfondimenti su alcune questioni scolastiche ai loro docenti..
Quindi, cerchiamo tutti di chiedere l'amicizia ai professori, che in fondo in fondo, non hanno un cuore di ghiaccio ma sono persone normali e amichevoli come noi!!!
2 A  Matteo - Andrea

TRAIN DE VIE, I DUE SGUARDI DEGLI SPETTATORI



TRAIN DE VIE, I DUE SGUARDI DEGLI SPETTATORI
Avete un’età abbastanza matura per comprendere i forti temi trattati sulla deportazione degli ebrei? Siete pronti ad una storia piena di peripezie e sorprese se sì, allora questo è il film che fa per voi…

Regista:
Radu Mihaileanu

Immagine correlataAttori Principali:
Lionel Abelanski, Rufus Clment Harari, Michel Muller , Bruno Abraham-Cremer,

Produzione:
Francia, Belgio, Romania nel 1998

Ambientazione Epoca Storica:
Europa dell’Est, 1941

Genere:
Commedia

Durata:
100 minuti

Premi Internazionali Vinti:
David di Donatello (miglior film straniero), Premio del pubblico al Sandens film festival

Trama:
Gli abitanti ebrei di un piccolo paese dell’Europa dell’Est, per paura di cadere sotto la prigionia dei nazisti tedeschi, cercano un soluzione per scappare ai campi di sterminio. Su consiglio del pazzo del villaggio decidono di comprare un treno e di far finta di essere un gruppo di ebrei destinati alla deportazione, per arrivare liberi fino alla Palestina. Alcuni ebrei si fingono tedeschi per svolgere il ruolo dei nazisti. Dopo diverse peripezie, che lasciano il pubblico in suspense, riescono ad arrivare al confine con la Russia con un finale del tutto inaspettato e incredibile.

Commento Positivo     ☻☻☻☻☻
Commento Negativo      ☻☻☺☺☺
Ad alcuni di noi questo film è piaciuto molto per svariati motivi: oscillava sempre, tra il divertente e l’emotivo, lasciando il pubblico a bocca aperta per le sorprese e i colpi di scena che nessuno si sarebbe aspettato. Lo reputiamo un film con molte sfaccettature ma che riesce molto bene a spiegare la disperazione ed i disastri procurati dai nazisti.
Invece ad altri di noi questo film non  è piaciuto perché non si può ironizzare su una vicenda così drammatica. Il film risulta noioso e troppo surreale. Ci aspettavamo tutti un finale diverso da quello che in realtà è risultato, cioè un finale che lascia l’amaro in bocca.

  Giulio, Alessio, Giulia, Maurizio, Elia- 2A



venerdì 2 marzo 2018

UN MESSAGGIO DI SPERANZA


HOW J MET YOUR MOTHER




HOW I MET YOUR MOTHER

How i met your mother è una sictom statunitense creata da Crag Thomas e Carter Bays.

La serie racconta le vicissitudini sociali e sentimentali dei cinque amici Ted, Marshall, Robin, Barney e Lily, nella città di New York.
All'interno di una cornice narrativa ambientata nel futuro: la trama principale è costituita dalla ricerca, da parte di Ted, dell'anima gemella con cui sposarsi e metter su famiglia, accanto a lui si snodano le vicende dei giovani innamorati Marshall e Lily, del donnaiolo Barney e di Robin, molto più di una amica per Ted.

La serie è composta da nove stagioni in alcuni episodi ci sono citazioni e riferimenti di altre opere, io la consiglio a chi cerca una sitcom di commedia e molto divertente
anche se il finale fa rimanere a bocca aperta, questo finale a gelato gli spettatori e ha diviso i fan della coppia Ted-Robin. Su internet esiste anche un secondo finale, in realtà, come doveva andare a finire.

CRY ME A RIVER




Cry Me A River


Now you say you're lonely,

 You cry the whole night through.

 Well you can cry me a river,

 Cry me a river,

 I cried a river over you.

 Now you say you're sorry,

 For being so untrue.

 Well you can cry me a river,

 Cry me a river,

 I cried a river over you.

 You drove me, nearly drove me,

 Out of my head;

 While you never shed a tear.

 Remember, I remember,

 All that you said;

 Told me love was too plebeian,

 Told me you were through with me,

 And Now you say you love me,

 Well, just to prove you do,

 Come on and cry me a river,

 Cry me a river,

 I cried a river over you

 I cried a river over you

 I cried a river over you

 I cried a river over you




www.youtube.com/watch?v=2Gn9A-kdsRo

giovedì 1 marzo 2018

SERATA JAZZ PRESSO LA FONDAZIONE TRONCI





UNA NOTTE IN JAZZ: GIOVANISSIMI ALLA FONDAZIONE TRONCI.

Giovedì 1° Febbraio, alle 21:30, Alessia Calabrese ed Edisona Bytyqi hanno partecipato alla serata Jazz presso l'associazione Tronci: hanno condiviso quest'esperienza con Luca Nardiello, Alessio Mattei, Davide Fiorucci e Simone Fulgeri. La band era formata da: Francesco Panconesi al sassofono, Jacopo Fagioli alla tromba e al flicorno, Luca Sguera al piano, Alessandro Mazzieri al basso e Pierluigi Foschi alla batteria.
Per l'occasione Alessia ed Edisona hanno indossato un abito da sera per sentirsi a proprio agio in un evento mondano.
Le esecuzioni dei brani erano solo strumentali e il repertorio era ampio e concentrato sul Jazz degli anni '40 e '50.
Lo Jacopo Fagioli 5TET aveva già partecipato all'ultima edizione del Serravalle Jazz. I partecipanti hanno dichiarato che il miglioramento è stato visibile e palpabile. La musica di insieme era alternata con assoli di ciascuno dei componenti.
L'assolo che ha colpito di più le ragazze è stato quello del batterista Pierluigi Foschi: negli attimi in cui il percussionista emetteva suoni contro la batteria, le ragazze si sono immedesimate nel ruolo e hanno sentito a pieno l'emozione che lui provava e che voleva trasmettere alle persone presenti.
Il pianista le ha trasportate con le sue note in un mondo parallelo in cui regnavano la serenità, il mare tranquillo e il cielo stellato.
Il gruppo ha suonato il bepop, uno stile del Jazz sviluppato a New York negli anni '40: ha tempi veloci e elaborazioni armoniche innovative. Oltre allo stile musicale, indicava lo stile di vita ribelle di coloro che lo suonavano; chiamati Bopper.
Le ragazze vorrebbero rivivere l'esperienza e sperano di andare ad altri eventi mondani simili. Consigliano poi alle persone che leggeranno questo articolo, di andare e provare queste serate all'insegna della musica, della tranquillità e dell'imparare cose nuove e costruttive.
Un momento molto importante è stato poi quello in cui Edisona ed Alessia si sono fotografate con gli altri studenti partecipanti ed il protagonista e leader della band Jacopo Fagioli.

Alessia Calabrese ed Edisona Bytyqi (2ABA) coordinatore prof. Riccardo Fagioli

BOXER




BOXER
Dopo il primo mese di allenamenti mi ero ormai appasionato a questa disciplina. Attacato alla bacheca della palestra vidi un manifesto che pubblicizzava un torneo Nazionale a Roma di Boxe per i ragazzi della mia età: mancavano tre mesi e non sapevo se sarei stato pronto, poichè avevo iniziato da poco. Il timore di non partecipare prese il sopravvento su di me, però in quella settimana mi allenai uguale e non mi fregò nulla delle mie insicurezze perchè volevo convincere tutti che sarei stato pronto, passato quel periodo . Un giorno, mentre mi allenavo con determinatezza, il mio allenatore mi chiamò da parte: " Gualtiero, ho notato che ultimamente stai usando spesso quei guantoni e quel povero sacco lo stai massacrando e spaccando tutto, sai quanto costa un sacco da Boxe? Va bene, lascia stare, che ne pensi di allenarti per bene insieme a me? Vedo che hai molte qualità: lo scatto, i riflessi, la potenza, tutte queste cazzate qua. Se accetti vieni domani sera in palestra". Mi sentii molto entusiasta e gasato: ho avuto l'onore di essere scelto come rappresentante al torneo di Boxe per la mia categoria. Io mi presentai in quei tre mesi: il caoch mi ditrusse di allenamenti, con piegamenti, flessioni, allenamento con il sacco e posizioni. Tornato a casa non avevo la forza di stare sveglio.
La mattina prima del torneo partimmo in pulman verso le cinque da Firenze: durante il viaggio ero accanto al finestrino con le cuffie negli orecchi. Addocchiai una bella ragazza abbastanza alta, capelli castani corti, con occhi marroni, meloni da paura, un culo che portava via il fiato, un pò maschiaccio: si chiamava Serena, faceva parte della scquadra femminile della mia palestra. Arrivati alla Trastevere Boxe ci preparammo per allenarci: accanto al nostro spogliatoio c'era lo spogliatoio delle ragazze. Vidi Serena passare con quel fisico bestiale, le stavo sbavando dietro, il coach mi bloccò e mi disse: "dove vai, Casanova? Vieni con me." Mi mise in riga insieme agli altri e urlò: "Ragazzi e ragazze, buongiorno! Oggi faremo un allenamento diverso dal solito. Faremo delle coppie formate da un maschio e una femmina: Marco-Aurora, Stefano-Federica, Dario-Francesca e Gualterio-Serena." Ero imbarazzato. Il coach lo aveva fatto apposta: aveva notato che la guardavo in modo insistente, quasi da maniaco. Io e Serena ci conoscemmo meglio: scoprii che stava vicino a me, da sua zia Gertrude perchè i suoi genitori erano sempre in viaggio per lavoro; scoprii anche che il suo colore preferito era il nero, il suo fiore preferito era la rosa e che amava la Boxe come me. Usciti dalla palestra andammo insieme all' Holtel: parlammo, parlammo e parlammo. Sapevamo quasi tutto l'uno dell'altra; sapevo purtroppo anche del suo problema: tutti la prendevano in giro perche si vestiva da uomo. 'Ste cose...che idioti! Se la conoscessero meglio si innamorerebbero, come me. Però non ebbi ancora il coraggio di dirglielo. Arrivati alla sua camera mi dette un bacio sulla guancia: ero cotto, cotto, ma cotto, eh! Per caso mi accorsi che la mia camera era a tre porte dalla sua.
Ci allenammo assieme per molto tempo, si creò un legame molto intenso tra me e lei: quando ci allenavamo assieme mi piaceva un mondo, si creava un atmosfera attorno a noi, soprattutto io avevo una sensazione strana nello stomaco e un certo solletichio sul collo. Sapevo cosa era quella sensazione: era amore, ma non sapevo cosa provava lei; lo seppi in una giornata grigia.
Finito l'allenamento la guardai: avevamo litigato un po' quel giorno ed ero convinto che venisse a tirarmi un gancio nel muso; invece mi dette un bacio in bocca; io non mi opposi ovviamente e la abbracciai. Finalmente la mia carne toccava la sua.
Sudammo tanto in quell' incontro; dopo la riaccompagnai in camera; ero contentissimo, euforico, finché non mi ricordai della finale. Lì mi prese il panico, però mi calmai e mi dissi: "Gualtiero, ricorda: niente e nessuno può fermarti, neanche la paura".
Quella mattina arrivò. Ero ipermega-teso, andai negli spogliatoi e trovai Serena ad aspettarmi: ne ero sempre più innamorato. Ebbene mi avviai sul ring assieme al coach: quando ero sulla rampa vidi Lucio, il mio avversario, che aveva delle braccia che sembarvano una morsa da orso, un viso che sebrava dirti "dah, ti spiezzo in due", insomma una faccia di cazzo. Arrivvammo a battere i guantoni: aveva la delicatezza di un elefante indiano. La campana suonò: arrivammo al terzo round che ero disfatto e lui aveva poco più di un occhio viola e le gote gonfie; partì il quarto e Lucio mi disse "Muoviti, moscerino, che devo anadare a sbattermi tua madre".
Dopo quella frase lo guardai negli occhi e gli tirai un frucone nel muso che Rochy Balboa mi avrebbe fatto i complimenti: cadde giù e con il poco udito che mi era rimasto sentii "1-2-3-4-5-6-7-8-9..." e lì svenni dalla tensione e dai colpi accumulati.
Mi ritrovai nell'infermeria con il coach che rideva e Serena che piangeva; vidi nell'angolino un trofeo e chiesi: "Ma ho vinto???". Il Coach mi rispose: "No, hai vinto un panino con il lampredotto, hahaha!". Guardai Serena e le posi la stessa domanda; lei rispose: "Certo, tesoro, certo!".
E lì mi rimisi a dormire come un ghiro di Galceti.

Alessio, Alessandro, Paolo - I D