giovedì 1 marzo 2018

BOXER




BOXER
Dopo il primo mese di allenamenti mi ero ormai appasionato a questa disciplina. Attacato alla bacheca della palestra vidi un manifesto che pubblicizzava un torneo Nazionale a Roma di Boxe per i ragazzi della mia età: mancavano tre mesi e non sapevo se sarei stato pronto, poichè avevo iniziato da poco. Il timore di non partecipare prese il sopravvento su di me, però in quella settimana mi allenai uguale e non mi fregò nulla delle mie insicurezze perchè volevo convincere tutti che sarei stato pronto, passato quel periodo . Un giorno, mentre mi allenavo con determinatezza, il mio allenatore mi chiamò da parte: " Gualtiero, ho notato che ultimamente stai usando spesso quei guantoni e quel povero sacco lo stai massacrando e spaccando tutto, sai quanto costa un sacco da Boxe? Va bene, lascia stare, che ne pensi di allenarti per bene insieme a me? Vedo che hai molte qualità: lo scatto, i riflessi, la potenza, tutte queste cazzate qua. Se accetti vieni domani sera in palestra". Mi sentii molto entusiasta e gasato: ho avuto l'onore di essere scelto come rappresentante al torneo di Boxe per la mia categoria. Io mi presentai in quei tre mesi: il caoch mi ditrusse di allenamenti, con piegamenti, flessioni, allenamento con il sacco e posizioni. Tornato a casa non avevo la forza di stare sveglio.
La mattina prima del torneo partimmo in pulman verso le cinque da Firenze: durante il viaggio ero accanto al finestrino con le cuffie negli orecchi. Addocchiai una bella ragazza abbastanza alta, capelli castani corti, con occhi marroni, meloni da paura, un culo che portava via il fiato, un pò maschiaccio: si chiamava Serena, faceva parte della scquadra femminile della mia palestra. Arrivati alla Trastevere Boxe ci preparammo per allenarci: accanto al nostro spogliatoio c'era lo spogliatoio delle ragazze. Vidi Serena passare con quel fisico bestiale, le stavo sbavando dietro, il coach mi bloccò e mi disse: "dove vai, Casanova? Vieni con me." Mi mise in riga insieme agli altri e urlò: "Ragazzi e ragazze, buongiorno! Oggi faremo un allenamento diverso dal solito. Faremo delle coppie formate da un maschio e una femmina: Marco-Aurora, Stefano-Federica, Dario-Francesca e Gualterio-Serena." Ero imbarazzato. Il coach lo aveva fatto apposta: aveva notato che la guardavo in modo insistente, quasi da maniaco. Io e Serena ci conoscemmo meglio: scoprii che stava vicino a me, da sua zia Gertrude perchè i suoi genitori erano sempre in viaggio per lavoro; scoprii anche che il suo colore preferito era il nero, il suo fiore preferito era la rosa e che amava la Boxe come me. Usciti dalla palestra andammo insieme all' Holtel: parlammo, parlammo e parlammo. Sapevamo quasi tutto l'uno dell'altra; sapevo purtroppo anche del suo problema: tutti la prendevano in giro perche si vestiva da uomo. 'Ste cose...che idioti! Se la conoscessero meglio si innamorerebbero, come me. Però non ebbi ancora il coraggio di dirglielo. Arrivati alla sua camera mi dette un bacio sulla guancia: ero cotto, cotto, ma cotto, eh! Per caso mi accorsi che la mia camera era a tre porte dalla sua.
Ci allenammo assieme per molto tempo, si creò un legame molto intenso tra me e lei: quando ci allenavamo assieme mi piaceva un mondo, si creava un atmosfera attorno a noi, soprattutto io avevo una sensazione strana nello stomaco e un certo solletichio sul collo. Sapevo cosa era quella sensazione: era amore, ma non sapevo cosa provava lei; lo seppi in una giornata grigia.
Finito l'allenamento la guardai: avevamo litigato un po' quel giorno ed ero convinto che venisse a tirarmi un gancio nel muso; invece mi dette un bacio in bocca; io non mi opposi ovviamente e la abbracciai. Finalmente la mia carne toccava la sua.
Sudammo tanto in quell' incontro; dopo la riaccompagnai in camera; ero contentissimo, euforico, finché non mi ricordai della finale. Lì mi prese il panico, però mi calmai e mi dissi: "Gualtiero, ricorda: niente e nessuno può fermarti, neanche la paura".
Quella mattina arrivò. Ero ipermega-teso, andai negli spogliatoi e trovai Serena ad aspettarmi: ne ero sempre più innamorato. Ebbene mi avviai sul ring assieme al coach: quando ero sulla rampa vidi Lucio, il mio avversario, che aveva delle braccia che sembarvano una morsa da orso, un viso che sebrava dirti "dah, ti spiezzo in due", insomma una faccia di cazzo. Arrivvammo a battere i guantoni: aveva la delicatezza di un elefante indiano. La campana suonò: arrivammo al terzo round che ero disfatto e lui aveva poco più di un occhio viola e le gote gonfie; partì il quarto e Lucio mi disse "Muoviti, moscerino, che devo anadare a sbattermi tua madre".
Dopo quella frase lo guardai negli occhi e gli tirai un frucone nel muso che Rochy Balboa mi avrebbe fatto i complimenti: cadde giù e con il poco udito che mi era rimasto sentii "1-2-3-4-5-6-7-8-9..." e lì svenni dalla tensione e dai colpi accumulati.
Mi ritrovai nell'infermeria con il coach che rideva e Serena che piangeva; vidi nell'angolino un trofeo e chiesi: "Ma ho vinto???". Il Coach mi rispose: "No, hai vinto un panino con il lampredotto, hahaha!". Guardai Serena e le posi la stessa domanda; lei rispose: "Certo, tesoro, certo!".
E lì mi rimisi a dormire come un ghiro di Galceti.

Alessio, Alessandro, Paolo - I D

2 commenti:

  1. scritto bene e molto interessante in dei punti fa anche ridere

    RispondiElimina